Simonne Evrard la vedova di Jean-Paul Marat e Albertine Marat incarcerate a Sainte-Pélagie e alle Magdelonnettes

Vecchia immagine dell'Ottocento che raffigura il carcere di Sainte-Pélagie.

Dopo la caduta di Robespierre il 27 Luglio del 1794, gli artefici della sua caduta conosciuti con il nome di «Termidoriani» a causa del mese di Termidoro che nel calendario rivoluzionario corrisponde al mese tra la metà di luglio e la metà di agosto. Iniziarono una sorta di perseguzioni nei confronti dei Giacobini e di chi era sospetto nel sostenere il governo di Robespierre. Tra il 1794 e il 1795 migliaia di persone vennero ghigliottinate, altre mandate in esilio nella Guyana francese e altri incarcerati. Simonne Evrard e sua cognata Albertine Marat, subirono in parte anche loro questa perseguzione, restando incarcerate per ben 9 mesi nella prigione parigina di Sainte-Pélagie.

La sopravvivenza di queste due giovani donne fu davvero molto difficile per tutta la loro esistenza. Costrette a vivere in "reclusione" per non dannegiare la memoria dell'Ami du peuple e per non essere soggette ad attacchi.

Torniamo all'incarcerazione delle due donne.

Dopo i giorni di Pratile (maggio 1795), verranno arrestate e detenute a Sainte Pelagie nel settembre del 1795. Il regidtro della prigione del recita: "Motivo dell'arresto: nessuna causa spiegata".

Saranno ancora trasferite un momento ai Magdelonnettes, poi rilasciate il 16 ottobre 1795, per ordine del Comitato di sicurezza generale, nel momento in cui un decreto della Convenzione ratifica l'arresto delle cause contro i Montagnardi.

Il 30 dicembre 1800 subiscono un nuovo arresto, ma senza grandi conseguenze, in occasione dell'attacco (detto della macchina infernale) contro Bonaparte, in via Saint-Nicaise.

L'interrogatorio di Simonne, sei giorni dopo la sua detenzione, è stato preservato. Fornisce una visione della vita delle due cittadine che, per sopravvivere, hanno la pensione molto modesta della Simonne e il reddito delle attività di Albertine nell'orologeria (fabbricazione di aghi).

Richiesta: qual' è il sui nome, età, luogo di nascita e domicilio?

Risposta: Mi chiamo Simonne Evrard, vedova di Jean-Paul Marat, trentaseienne, nata a Tournus, dipartimento di Saône-et-Loire, residente in rue Saint-Jacques, n ° 674, divisione di Thermes, con mia sorella.

D .: Perché è stata arrestata?

A: Non lo so.

D .: Dove era il giorno del 3 Nivôse?

A: Sono rimasta a casa tutto il giorno.

D .: Chi ha ricevuto a casa?

R .: Nessuno.

D .: C'era comunque compagnia a casa sua la sera; abbiamo visto diverse persone attorno a un tavolo illuminato da tre luci.

A: Ho insaponato tutto il giorno e ho finito alle nove di sera. Mia sorella aveva solo la sua lampada, lei lavora nell'orologeria. Sono uscita solo per prendere un litro di vino e ho cenato da solo con mia sorella. Non ricevo persone da un decennio.

D .: Chi ha visto in questo mese?

A: Solo il Cittadino Tamu, l'orologiaio, che vive in rue de la Barillerie, che offre lavoro a mia sorella. Veniva da un paesello vicino al nostro paese di cui non ricordo il nome.

D .: Chi sono i suoi vicini?

A: Il cittafino Digard, proprietario del forno. Il resto della casa è occupata da donne.

D .: Quando e come ha saputo dell'evento del 3?

A: Fu il fornaio a dirmi che il giorno successivo una casa era stata fatta esplodere per schiacciare Bonaparte.

D .: Rifiutando di nominare le persone che frequenta penserei che lei vedesse i nemici del governo.

A. Le ho detto la verità. Non ricevo nessuno, perché sono anche in grave povertà, avendo come reddito solo 560 franchi dallo stato.

 

Dal sito www.marat-Jean-paul.org capitolo dedicato alle due cognate:

www.marat-jean-paul.org/Site/Comment_epouse_et_sur_defendent_la_memoire_et_les_ecrits_de_Marat-projet_dedition_des_uvres_Politiques_et_Patriotiques.html