Jean-Paul Marat Femminista

traduzione a cura di Stefania Di Pasquale

Nell'immagine: Simonne Evrard (Madame Marat) che tiene in mano il giornale L'ami du Peuple ed ascolta Marat che è seduto di fronte a lei che sta parlando con il tipografo e cognato Jean-Antoine Corne (Marito della sorella minore di Simonne, Catherine Evrard), dietro a Madame Marat in piedi c'è un sanculotto, magari impiegato nella consegna del giornale alla posta.

«Le donne sono più disposte alla tenerezza rispetto agli uomini. Nell'infanzia il compito dei bambini è quello di opporsi al pudure, ma appena sono in età in cui le donne iniziano ad ascoltarci, ci sbrighiamo a conquistarle ed eccitare la loro immaginazione, rivolgiamo tutti i nostri pensieri alla vollutà e alle mille imprese per scatenare i loro sensi.

Ma è arrivato il tempo di formare una dolce linea con loro? L' uomo ha sempre scelto, e alla donna restava solo che accettare! Quanti genitori insensati sacrificano la felicità delle loro figlie? obbligate a rinunciare per sempre all'oggetto del loro cuore, diventando incapaci di amarne un altro e vedendo solo che la sventura nel loro futuro.»

Marat prese le difese anche delle prostitute: «Nelle donne il libertinaggio è causato dalla povertà mentre per gli uomini si tratta di un grave circolo vizioso. Bisogna togliere agli uomini la voglia di sedurre le donne, forzare i seduttori a riparare i loro errori coniugali, bandire i libertini incorreggibili della società e togliere l'indigenza alle donne del popolo.»

Marat nel periodo della Rivoluzione, venne affiancato da Simonne Evrard, figlia di un modesto carpentiere di Tournus, la quale finanziò gran parte il giornale «L' ami du peuple» e collaborò con Marat.

Marat conobbe Simonne prima del 1 gennaio 1792, data che compare nella promessa di matrimonio che egli assunse nei confronti della sua fidanzata. Questo testo si trova tra le carte messe sotto sigillo dopo il suo assassinio. Marat lo scrisse prima di una partenza per l'Inghilterra.

«Le belle qualità di Mlle Simonne Evrard hanno catturato il mio cuore dal quale riceve l'omaggio, che le lascio come pegno della mia fede, durante il viaggio che sono costretto a fare a Londra, il sacro impegno di donarle la mia mano, immediatamente dopo il mio ritorno. Se tutta la mia tenerezza non le è sufficiente per garantire la mia fedeltà, che l'oblio di questo impegno mi copra d'infamia.»

Parigi 1 gennaio 1792

J-P Marat lamico del popolo.

Dopo la morte di Jean-Paul Marat, Simonne Evrard gli resterà fedele per tutta la vita «Lei dirà ad un medico che la curò alla fine della sua vita, che Marat era la dolcezza e la bontà in persona.»

La mémoire des femmes: Paulette Bascou-Bance.